Quando i genitori si rivologono alla psicologia: il mio approccio

🌱 Accompagnare i genitori: dal fare al comprendere

Essere genitori oggi significa confrontarsi con molte aspettative: esterne, ma anche e soprattutto interne.
Essere bravi genitori per molti significa fare del proprio meglio, dare ai figli ciò che serve ed evitare errori, così da non dovere dare il proprio peggio e non sentirsi quindi dei cattivi genitori.
Appare complicato come obiettivo, se non impossibile. I genitori vivono tra due estremi: o si è bravi (se si seguono determinate e rigide regole da genitore, se i propri figli si dimostrano ben adattati alle regole del mondo sociale), o si è cattivi (si fanno le cose che da genitori dicono che non si deve fare, se i propri figli urlano in luoghi pubblici, non sono abbastanza generosi, si viene convocati dalle insegnanti).

Nel mio lavoro con i genitori parto da qui: dal riconoscere che non esistono regole per la genitorialità. Non è un’esperienza uguale per tutti, ma unpercorso di conoscenza e un continuo mettere in discussione se stessi e i propri dogmi.
Ogni fase della crescita dei propri figli porta con sé nuove domande, emozioni e sfide — e le risposte non sono quasi mai immediate o lineari.

Ma c’è un modo “giusto” per essere genitore?

🌿 Dal fare al comprendere

Come non esistono bambini “perfetti”, così non esiste un modo “perfetto” di essere genitori.

Accompagnare un genitore come psicologa, significa creare uno spazio in cui possa fermarsi, ascoltarsi e osservare. L’esperienza quotidiana (una crisi, un conflitto, una stanchezza) diventa materiale di conoscenza di sé e dell’altro. Spostarsi dalla situazione problematica con il proprio figlio per capire cosa di quella situazione diventa problematico per lui o per lei?

Fino a quando ci si ferma a dare una risposta al comportamento che risulta problematico del figlio, senza entrare nel mondo e nel bisogno del genitore, non si risolverĂ  nulla.

Dietro infatti ad ogni incontro, dietro la domanda pratica, spesso il genitore chiede: “Dimmi in cosa sbaglio?”, “Dimmi cosa devo fare per ottenere il successo con mi@ figli@?”, “Dimmi cosa devo fare per essere considerato un bravo genitore?”.

Quali sono le motivazioni per cui i genitori chiedono aiuto?

đź’­ Domanda e bisogno

Spesso i genitori arrivano con una domanda pratica:

“Come posso farlo dormire?”, “Perché fa così?”, “Cosa dovrei dire o fare per fare in modo che lui (olei)…?”

Ma dietro ogni domanda c’è quasi sempre un bisogno più profondo: essere visti, sentirsi adeguati, trovare conferme o tregua.
Il lavoro psicologico parte da qui — dal passare dalla domanda al bisogno, cioè da ciò che appare a ciò che sta sotto.

Questo passaggio permette di ridare fiducia al genitore come persona competente e sensibile, non solo come “figura che deve gestire”. Permette inoltre di trovare risposta a quel bisogno attraverso una modalità che non passi dalla relazione con i figli.

Per esempio se i genitori arrivano perchĂ© il  proprio figlio neonato non dorme, prima di tutto bisogna capire cosa significa che non dorme. Il fatto che un neonato non dorme è assolutamente la norma. Allora forse non siamo lì per fare dormire il bambino, ma per aiutare la mamma e il papĂ  a organizzare al meglio la propria routine perchĂ© possano trovare il momento per riposarsi o per trovare le energie per sopravvivere al post parto.

In  questi casi è quindi essenziale uscire da paradigma mamma di e papĂ  di per comprendere la persona, oltre al ruolo. Oltre a essere genitori, si è persone con i propri bisogni, la propria individualitĂ  e le proprie risorse.

Qual è il mio approccio in questo caso?

🪞 Lo spazio dell’incontro

Che si tratti di un colloquio individuale o di un incontro di gruppo, sento che il mio compito è tenere il filo: dare forma e significato a ciò che emerge, accompagnare il confronto e restituire uno sguardo più ampio.

Nel dialogo tra genitori si crea qualcosa di prezioso: il riconoscimento reciproco.
Scoprire che non si è soli nelle fatiche, che la fragilità fa parte del crescere insieme, apre spazio a una genitorialità più autentica e possibile. Essere genitori non significa rinunciare a essere se stessi e se stesse per aderire al ruolo del bravo papà e della brava mamma.

Come questo può aiutare i genitori?

🌾 L’obiettivo

Non cerco di “insegnare a fare i genitori”, ma di aiutare le persone a ritrovare il proprio modo di esserlo.
Un modo unico, costruito nel tempo, capace di accogliere errori, cambiamenti e nuove consapevolezze.

Una volta iniziato il cammino sentendosi protagonista, togliendo dalla relazione con i propri figli il dover essere, si cresce in una relazione libera:

Io sono libero di essere il genitore che desidero essere e i figli sono liberi di essere e crescere in ciò che sono. Via le aspettative su noi stessi e i nostri figli.

Perché la genitorialità non è un traguardo da raggiungere, ma un cammino fatto di presenza, ascolto e continua trasformazione.

Non esistono genitori perfetti, non esistono figli perfetti, ma persone adulte con le proprie risorse e i propri limiti che crescono bimbi con le loro risorse e i loro limiti.

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