La psicologia perinatale come risposta
Diventare mamma, per me, non è stato solo un evento, ma un passaggio profondo.
Un tempo in cui tutto sembrava muoversi insieme: il corpo, le emozioni, lo sguardo su di me, sulle relazioni, sulle responsabilità.
Accanto alla gioia e alla scoperta, sono emersi anche la solitudine, il senso di non essere mai abbastanza, il peso delle scelte quotidiane.
Scelte spesso accompagnate da parole e consigli — di familiari, di professionisti, di voci considerate autorevoli — che indicavano cosa fosse giusto fare, come comportarsi, chi essere come madre.
In mezzo a tutto questo, la mia voce faceva fatica a emergere.
Sentivo il bisogno di fermarmi, di distinguere, di orientarmi.
Di fare ordine tra ciò che arrivava dall’esterno e ciò che sentivo dentro.
È da questa esperienza che è iniziata la mia ricerca di orientamento.
Ed è da qui che, nel tempo, la psicologia perinatale ha preso forma per me: non solo come ambito di studio, ma come risposta possibile a un bisogno reale, vissuto, condiviso.
Fare ordine nella maternità
La scelta di approfondire la psicologia perinatale non è stata una specializzazione “aggiuntiva”, ma una scelta di senso.
È nata dalla mia storia, dal diventare madre e dallo stare accanto, da mamma a mamma, alle mie amiche nei loro percorsi.
È nata dalla necessità di fare ordine nei miei vissuti:
nel senso di solitudine che spesso accompagna la maternità,
nel sentirmi, a tratti, mai abbastanza,
nel peso delle scelte e delle responsabilità che arrivano tutte insieme, senza un vero manuale di istruzioni.
Mettere ordine ha significato anche confrontarmi con quel sentito dire che, pur partendo spesso da fonti ritenute autorevoli, instillava senso di colpa e orientava scelte e comportamenti lontani da ciò che sentivo mio.
Parole che indicavano “la cosa giusta”, a volte più forti del mio sentire.
E così, a volte riuscivo a contrastarle, altre volte andavo contro di me per aderire a un modello, per non sbagliare, per essere all’altezza.
Diventare madre ha significato confrontarmi con parti di me nuove e fragili, con aspettative interne ed esterne, con il bisogno di tenere insieme cura, lavoro, identità e desideri.
E ha significato anche riconoscere quanto spesso le fatiche della maternità restino senza uno spazio in cui poter essere dette.
La psicologia perinatale e i punti fermi che ho trovato
È proprio da lì che è nato il bisogno di uno sguardo competente, rispettoso, capace di accogliere la complessità senza semplificare.
La psicologia perinatale, così come la intendo, affonda le sue radici in un dialogo teorico che dà senso a questi vissuti.
Il contributo di Daniel Stern ha permesso di riconoscere la nascita del Sé materno come una profonda riorganizzazione identitaria che accompagna la nascita di un figlio. Non si tratta di aggiungere un ruolo alla propria vita, ma di attraversare una trasformazione che rende questo tempo particolarmente sensibile, vulnerabile e aperto al cambiamento.
Allo stesso tempo, Donald Winnicott ha offerto una prospettiva fondamentale nel liberare la genitorialità da ideali irraggiungibili. Il concetto di madre sufficientemente buona restituisce dignità all’imperfezione e riconosce che è nello spazio tra adattamento e inevitabile fallimento che può costruirsi una relazione viva, umana, possibile.
Nel panorama psicoanalitico italiano, il pensiero di Giuliana Mieli consente di leggere la maternità come esperienza complessa, attraversata da ambivalenze e conflitti, lontana da rappresentazioni idealizzate e normative. Il suo contributo legittima i vissuti di fatica, disagio e contraddizione, contrastando una cultura che tende a colpevolizzare le madri e a silenziare ciò che non rientra nei modelli del “fare bene”.
La psicologia perinatale diventa così uno spazio di senso:
un luogo in cui la nascita di un figlio si intreccia con la nascita — o talvolta la crisi — di nuove identità, come donne, uomini, coppie e famiglie.
Se sei tu a essere Diventata Mamma, mi piacerebbe accompagnarti
È a partire da questo sguardo che prendono forma i servizi che propongo.
Percorsi pensati per accompagnare, non per correggere; per sostenere, non per prescrivere.
Il corso di accompagnamento al parto è uno spazio in cui prepararsi non solo alla nascita, ma al cambiamento emotivo e identitario che l’arrivo di un figlio comporta.
Gli incontri con i neogenitori offrono un luogo di confronto e condivisione, in cui normalizzare fatiche, ambivalenze e domande spesso taciute.
Le consulenze psicologiche e la psicoterapia pre e postnatale accolgono ciò che emerge quando l’attenzione si sposta sul come sto e sul come stiamo diventando, come individui, come coppia, come famiglia.
Sono spazi in cui il sentire può essere nominato senza giudizio,
in cui non è necessario aderire a un modello,
ma è possibile fermarsi, ascoltarsi e trovare una direzione più propria.
Se senti anche tu il bisogno di fare ordine —
nei pensieri, nelle emozioni, nelle aspettative, nelle voci esterne —
puoi contattarmi per capire insieme quale percorso possa essere più adatto a te, in questo momento della tua vita.
Libri per approfondire (link affiliati)
“Colloqui con i genitori” di Donald Winnicott (trad. M. Taidelli), 1996, Raffaello Cortina Editore.
“Nascita di una madre: Come l’esperienza della maternità cambia una donna” di Daniel N. Stern, Nadia Bruschweiler Stern, Alison Freeland (trad. Anna Maria Sioli), 2000, Mondadori.
“Il bambino non è un elettrodomestico” di Giuliana Mieli, 2017, Feltrinelli.


