Quando si parla di genitorialità spesso si omette di parlare di quelle situazioni in cui il percorso non è lineare, come può avvenire per le coppie per cui diventare genitori non è così “naturale, come si pensava, o che si trovano ad affrontare un aborto.
La psicologia perinatale si occupa anche di tutto ciò che accade quando la genitorialità si interrompe, si sospende o non arriva come si immaginava. Questi eventi, infatti, non sono solo fatti medici, cui si può rimediare intervenendo sul corpo, come per cancellarli. Possono rappresentare per la persona o la coppia che si ritrova ad affrontarli, dei traumi che a livello psicologico diventa molto più difficile ignorare.
Perché non è facile “andare oltre”
Spesso chi si trova ad affrontare l’esperienza dell’impossibilità di avere figli o di un aborto deve fare i conti con un senso di fallimento o di colpa, con il tradimento del proprio corpo e soprattutto con emozioni che non trovano collocazione e comprensione nel contesto sociale.
Le coppie si sentono spinte ad andare oltre, come se questi vissuti non esistessero, come se fosse facile dimenticare ciò che li sta attraversando.
Spesso può esserci una difficoltà nella dimensione affettiva e sessuale della relazione di coppia. Nel momento in cui il corpo ha tradito nella sua performatività, può esserci la tendenza a volerlo punire, negandogli il piacere, sia sessuale che nelle tenerezza delle carezze, dei baci e degli abbracci.
Per aiutare queste coppie, la tendenza è spesso offrire una soluzione immediata, così da bloccare il negativo che da questa esperienza può derivare: “Potrete riprovare presto, tanto siete giovani”, “Mettetevi in lista per il percorso di PMA, di così si potranno fare nuovi esami e presto potrete essere genitori”. La spinta a non arrendersi, dia riprovare, di andare avanti.
“Perché solo a noi?”: il fallimento è molto più comune di quello che pensi
Queste spinte ad andare oltre, seppure fatte con le migliori intenzioni, portano la coppia o la persona a sentirsi sola, incompresa. Spesso la conseguenza è un isolamento ricercato, per la difficoltà a condividere con le persone ciò che è avvenuto. Questo può avvenire per la vergogna legata al senso di fallimento che potrebbe rappresentare agli occhi degli altri il non essere riusciti a portare a termine una tappa “dovuta” a chi vive vicino alla coppia. Pensiamo ai possibili nonni, che possono chiedere “Quando ci fate un nipotino o nipotina?”, ignari delle difficoltà della coppia, o gli amici “E voi? Quando lo fate un figlio?”.
Quando capita a te pensi di essere l’unic@ a non essere riuscit@ a diventare genitore semplicemente desiderandolo, ma quando si riesce ad aprire un dialogo con le persone, si scopre che sono molte più di quelle che pensiamo le persone che hanno dovuto affrontare la tua stessa esperienza
4. Il ruolo della psicologia perinatale
In questo contesto che tende a silenziare il senso di fallimento e i vissuti negativi e di rabbia, la psicologia perinatale offre uno spazio di ascolto: dare voce al proprio vissuto, senza consigli o spiegazioni o soluzioni, ma semplicemente accogliendo.
L’obiettivo non è cancellare o superare ciò che si è vissuto, ma dare un senso ed elaborare la perdita, per integrarla nell’esperienze e nel percorso di vita individuale e di coppia.
La psicologia perinatale offre la possibilità di affrontare ed elaborare i vissuti individuali all’interno della coppia permette di ricomporre la frattura che si può creare nel vivere la sessualità. Nel momento in cui il corpo ha tradito nella sua performatività, può esserci la tendenza a
Anche se questa storia non ha avuto un lieto fine, possiamo integrarla all’interno di una storia che si costruisce un giorno alla volta.
Perché anche quando la genitorialità non si compie, la persona, la coppia, che la aspettava, continua a esistere, e ha bisogno di essere vista, ascoltata, accolta.


